Gruppo Folcloristico Federico Angelica - Danzerini di Aviano

Aviano
Sede
Via Federico Angelica, 5 - 33081 Aviano (PN)
+39 328 4818079
Referenti
Fabrizio Padoan
Referente progetto Teche Folk
info@danzerinidiaviano.it
+39 348 3029995
Michele Gasparetto
Legale rappresentante
info@danzerinidiaviano.it
+39 328 4818079
La storia

Il Gruppo Folcloristico "Federico Angelica", fondato nel 1924 da un gruppo di giovani di Aviano, è nato con l'intento di preservare e valorizzare le tradizioni locali. I fondatori riscoprirono e riproposero i costumi, le musiche e le danze tipiche della pedemontana friulana, che si erano tramandate di generazione in generazione e che conservavano caratteri originali e unici, diffusi anche a Venezia grazie alle prime ondate migratorie.
Fin dal Settecento, gli avianesi erano rinomati per i loro costumi distintivi, le vivaci "villotte" e le danze scatenate durante le feste, in particolare matrimoni e carnevali; tuttavia, è solo a partire dall'Ottocento che si hanno le prime testimonianze documentate sui Danzerini, che si esibirono di fronte a tre imperatori d'Austria: Francesco I a Pordenone nel 1825, Ferdinando I a Udine nel 1838 e Francesco Giuseppe, sempre a Pordenone, nel 1852. Il successo del Gruppo, che ancora oggi lo accompagna, si fonda sulla vivacità dei costumi multicolori e sulla spontaneità delle danze.

Tra i fondatori c'era Federico Angelica, che per molti anni è stato la guida instancabile del Gruppo, dopo la sua morte, il sodalizio ha scelto di onorare la sua memoria adottando il suo nome. Nel tempo, diverse generazioni di danzerini, provenienti da Aviano e dal territorio circostante, hanno portato avanti la tradizione, garantendo la sua continuità per oltre un secolo e festeggiando il primo centenario del gruppo nel 2024. L'impegno e la passione del Gruppo hanno portato a numerosi successi, sia in Italia che all'estero, il "Federico Angelica" ha ottenuto molti riconoscimenti, partecipando a innumerevoli tour mondiali, la più memorabile delle quali è stata in Argentina, dove si è esibito nei principali "Fogolârs Furlans" locali.

La storia del sodalizio non è priva di momenti dolorosi: un evento che ha segnato profondamente la vita del Gruppo è stato il tragico incidente di Larissa, in Grecia, in cui persero la vita sette danzerini; questo difficile periodo è stato superato grazie alla straordinaria solidarietà dimostrata sia dalla comunità di Aviano che da amici in Provincia e in Regione, così Il Gruppo è riuscito a trovare un nuovo slancio, riprendendo con forza le proprie attività. Oggi, il sodalizio si articola in tre formazioni: i “Giovanissimi”, dai 5 ai 13 anni, il Gruppo ufficiale, composto da giovani e adulti e i "Senior", che includono danzerini "storici" già attivi prima del 1945.

Il Gruppo non si limita alle esibizioni, i suoi componenti sono attivamente impegnati nella ricerca di antiche musiche e danze per arricchire il repertorio, inoltre, nel corso degli anni, ha creato una solida rete di scambi di conoscenze e risorse che attraversa più generazioni e collabora con le scuole della Provincia per tramandare la cultura e le tradizioni popolari agli studenti; il Gruppo, infatti, porta avanti l’insegnamento delle sue danze in modo continuativo nelle scuole dell'infanzia e primarie del territorio comunale e non solo.

Dal 2013, il "Federico Angelica" è stato nominato "Testimonial UNICEF" per il progetto "Adotta una Pigotta", una onorificenza che dimostra il grande impegno profuso a favore dell'infanzia; inoltre, la comunità dei Danzerini assicura una valida collaborazione alla Pro Loco locale nell'organizzazione dell'annuale Festival Internazionale del Folklore Aviano Piancavallo che, dal 1968, richiama ad Aviano un folto pubblico di estimatori e appassionati, riuniti ad applaudire ogni nuova esibizione del Gruppo e dei suoi ospiti provenienti da ogni parte del mondo.

Le danze
Le danze presentate dal Gruppo si caratterizzano per la grazia dei movimenti e per quella vivacità dal cui contagio non rimangono indenni gli spettatori. Tra questi il celebre scrittore e Premio Nobel Ernest Hemingway che espresse apprezzamenti positivi, dopo l’esibizione di Pamplona nel 1953, attraverso una lettera pervenuta al Gruppo.

Il tema principale è il corteggiamento, esibito con gesti aggraziati ed espressivi che riportano a un galateo dimenticato, molte di esse celebrano la gioia delle nozze, un tempo una delle rare occasioni per far festa in paese; alcune rimandano ad altri momenti importanti dell’anno, nel mondo contadino, quali il raccolto, la vendemmia, il falo’. Il reperimento di alcuni filmati, le testimonianze orali e musicali denotano fedeltà rispetto alle musiche e ai passi principali delle danze e, se è vero che la musica e la danza popolari sono rappresentative dell’anima di un popolo, il caso dei danzerini avianesi è senz’altro una conferma.

I costumi
Il Gruppo si presenta al pubblico nelle feste popolari, nelle cerimonie e negli spettacoli con tre costumi completamente diversi per foggia e colori.
Il primo, definito “Moderno”, si usava tra fine ‘800 e inizi ‘900 e colpisce sia nella versione femminile che in quella maschile, per il contrasto di colori: il bianco della biancheria e dei pizzi, il nero della pesante stoffa di lana, tessuta a telaio e dei velluti, il rosso delle fasce in vita dell’uomo, dei motivi floreali sugli scialli e sui grembiali, dei nastri variopinti. Corpetti per le donne e gilet per gli uomini possono essere in velluto nero o comunque scuro, o di lana in tessuto a scacchi o quadri, preziosamente ornati con bottoni e vellutini.

Per affrontare i rigori dell’inverno le donne si coprono con uno scialle nero di lana bouclé a lunghe frange o con maniche di lana grezza, realizzate a ferri, cucite ai corpetti dell’abito; l’uomo con un ampio tabarro, in passato utilizzato in particolare dai pastori, in panno di lana nero naturalmente impermeabile. Fiori rossi e piccoli gingilli d’orati, detti “trémui”, decorano le acconciature raccolte delle donne, geranei e foglie profumate di “arba rosa", i cappelli di feltro degli uomini.

Ai piedi entrambi calzano gli “scjapins” di velluto nero con suole di stracci e spago, pazientemente realizzati a mano. I nastri colorati alla vita delle donne e quelli, meno vistosi, cuciti al gilet dell’uomo, sono omaggi di corteggiamento, quindi è un vanto poterne esibire molti.
Alcuni elementi, propri di questo costume, giungevano ad Aviano dalla vicina Venezia, luogo dove le nostre donne si recavano ”a servizio”, in particolare come balie. Qui venivano ripagate anche con tessuti e piccoli preziosi; particolare vanto erano, infatti, i gioielli, indossati non senza civetteria, collana di granati e ciondolo a forma di stella erano i più utilizzati in questo periodo storico. Le buccole di lamina e filigrana d’oro, ricche di significato e tramandate di nonna in nipote, hanno invece un’origine incerta e, ancora oggi, motivo di studio e ricerca.

Il costume “Antico” più sobrio, ma non per questo meno interessante e rappresentativo, risale circa alla prima metà del ‘800. Il modello maschile è bianco di lana grezza, con profili di lana naturale nera, come neri sono i bottoni e i fiocchetti. I calzoni sono portati sotto il ginocchio e realizzati con la caratteristica pattella sul davanti che funge da chiusura.

Ad abbellire il gilet fazzoletti variopinti, simmetricamente legati sulle spalle, probabilmente di origine mediorientale, giunti ad Aviano grazie agli scambi con il porto di Venezia. La donna indossa un giacchino di lana con linee orizzontali in seta multicolore, al disotto uno scamiciato in batavia di lana nera, a pieghe, stretto in vita dalla traversa a linee verticali, come richiedeva la moda dell’epoca. Ad abbellire l’abito, lunghi orecchini in lamina d’oro e collana di granati. Sul capo la coppia porta con fierezza un alto cappello a cono tronco, confezionato con intrecci di erbe, abbellito con velluti, ottoni e in passato anche con piume e fiori secchi. Ai piedi, zoccoli di legno, diversi per gli uomini e per le donne, e personalizzati con incisioni.

Il terzo costume, detto “Napoleonico”, riprodotto dal Sodalizio nel 2021, risale all’inizio dell‘800, è completamente diverso dagli altri due e presenta caratteristiche uniche, non riscontrabili nell’abbigliamento coevo di altre aree friulane; realizzato con tessuti grezzi, nei colori naturali della lana e della canapa, si rifà alla moda francese dello “Stile Impero”.  La seguente descrizione è presa dai bozzetti realizzati, tra il 1805 e il 1811, dal professor Angelo Garbizza su incarico della Direzione Generale della Pubblica Istruzione in occasione delle Inchieste napoleoniche: "Uomo delle montagne di Aviano. Vestito e calzoni di saja bordati di fettuccia di stamigna, celeste. Calzette di canape a righe bianche. Scarpe di legno con punte sotto".

"Donna delle montagne di Aviano. Trecce formate di capelli e fettucce larghe di lino. Fazzoletto di tela merlato di bianco. La tonaca è di saja, metà di colore scuro, metà bianco. Il grembiale è a righe orizzontali di vari colori. Una fascia serve di cintura. Le scarpe sono di saja. La tonaca è tutta a pieghe perpendicolari. Fazzoletto pendente alla cintura". Questi abiti vanno così a creare un significativo anello di congiunzione tra il costume antico e quello moderno.
 

Il repertorio